
Davide Desiderio si svegliò con il solito groppo di noia allo stomaco. Sabato sera, trentadue anni, e ancora una volta il divano e Netflix sembravano essere il suo unico destino. Scorreva distrattamente Facebook quando la notifica di un nuovo messaggio lo riscosse dal torpore. Era Sofia, una ragazza con cui aveva scambiato solo qualche battuta in un gruppo di architettura la settimana precedente. La sua foto profilo ritraeva una donna di circa ventisette anni, con occhi castani profondi e una cascata di capelli neri.
“Davide, quella tua idea sulla luce zenitale mi ha fatto riflettere tutta la settimana”, esordì lei. Davide sorrise: veder riconosciuta la propria passione professionale in modo così diretto lo lusingò profondamente. Iniziò una conversazione che si fece rapidamente intensa; parlarono di architettura, poi di musica e cinema. Verso mezzanotte, però, il tono cambiò.
“Mi piacerebbe vederti”, scrisse Sofia. “Parlare di persona.”
Davide sentì una scarica di adrenalina attraversargli la schiena. “Anche a me. Dove?”
“Vieni da me. Ti mando l’indirizzo.”
Un’ora dopo, Davide suonava il campanello di un appartamento in una via silenziosa. Quando la porta si aprì, Sofia apparve ancora più bella che in foto. Indossava una vestaglia di seta nera che scivolava morbida sulle sue forme. Senza pronunciare una parola, lo prese per mano e lo tirò verso l’interno.
L’appartamento era in penombra, illuminato solo dal tremolio di varie candele. L’aria era densa di un profumo di vaniglia e sandalo. Non appena la porta si chiuse, Sofia lo spinse contro il legno; le sue dita affondarono nei capelli di lui e lo baciò con un’urgenza che gli tolse il fiato. La bocca di lei era calda, sapeva di vino rosso e menta. Le sue mani scesero lungo i fianchi di Davide, stringendolo e cercandolo con audacia.
Davide rispose al bacio con la stessa intensità. Le sue dita trovarono la cintura della vestaglia e la sciolsero con un gesto rapido. Sotto la seta, Sofia era nuda; la sua pelle liscia catturava i riflessi ambrati delle fiammelle. I suoi seni erano pieni, i capezzoli scuri e già tesi contro il palmo di Davide. Un gemito basso le vibrò in gola quando lui iniziò ad accarezzarla con insistenza.
“Voglio vederti,” sussurrò Sofia, mentre le sue dita sbottonavano freneticamente la camicia di lui. La fece scivolare a terra, poi passò alla cintura dei pantaloni. Il suo sguardo scuro si posò sul profilo del tessuto, già teso dal desiderio. Con un sorriso malizioso, gli strinse l’erezione attraverso la stoffa, massaggiandola con decisione.
Davide gemette, abbandonando la testa contro la porta. “Dio, Sofia…”
Lei si inginocchiò, sfilandogli slip e pantaloni in un unico movimento. Il suo sesso scattò libero, pulsante. Sofia lo osservò per un istante, poi, senza preamboli, sfiorò il glande con le labbra, risalendo lentamente dalla base alla punta con la lingua. Davide barcollò, cercando sostegno con le mani tra i capelli di lei.
Sofia lo accolse tutto in bocca, muovendo la testa con un ritmo esperto e profondo. Mentre una mano massaggiava i testicoli, l’altra risaliva lungo l’interno coscia. I suoni umidi e i respiri affannati di Davide riempirono l’ingresso. La sensazione era travolgente, ma lui voleva di più: la sollevò per le braccia, rimettendola in piedi.
“Non ancora,” ringhiò, baciandola di nuovo mentre la guidava verso il salotto. La fece sdraiare sul divano, aprendole le gambe. Il suo sesso era ora completamente esposto, le labbra gonfie e lucide di desiderio. Davide si posizionò tra le sue cosce, chinandosi per assaggiarla. Il sapore era dolce e intenso. Usò la lingua con lentezza sulla fessura, per poi concentrarsi sul clitoride turgido.
Sofia inarcò la schiena, le dita conficcate tra i capelli di lui per spingerlo più a fondo contro di sé. “Lì… proprio lì…” ansimò, muovendo i fianchi in sincrono con le sue leccate. Davide le infilò due dita all’interno, sentendola stringersi attorno a lui mentre continuava la stimolazione esterna. Il corpo di Sofia si irrigidì all’improvviso e un lungo gemito le scappò dalla gola mentre veniva travolta dall’orgasmo, i muscoli interni che sussultavano ritmicamente.
Mentre lei riprendeva fiato, Davide si sollevò. Sofia lo guardò con gli occhi velati di piacere, poi si girò carponi sul grande tappeto davanti al divano, inarcando la schiena in un invito esplicito.
Davide non esitò. Si mise in ginocchio dietro di lei, guidando il proprio sesso verso l’entrata accogliente. Con una spinta lenta e profonda, la penetrò completamente. Entrambi emisero un gemito all’unisono: era una stretta calda, perfetta.
Iniziò a muoversi, prima con spinte calibrate, poi aumentando la frequenza. Sofia si spingeva all’indietro per accoglierlo meglio, i seni che ondeggiavano a ogni impatto. Il suono dei corpi che si scontrano si mescolava ai loro respiri spezzati.
“Più forte,” implorò lei, voltando il viso di lato. “Ti voglio più forte.”
Davide assecondò la richiesta, afferrandole i fianchi e spingendo con foga crescente. La tensione nel basso ventre era ormai insostenibile.
“Ci sono… sto per…” ansimò Davide.
“Sì, vieni dentro di me!” lo incitò Sofia, premendo il bacino contro il suo.
Con un grido soffocato, Davide raggiunse l’apice, svuotandosi dentro di lei mentre i suoi muscoli sussultavano in preda ai brividi. Pochi istanti dopo, sentì Sofia contrarsi violentemente intorno a lui, travolta da un secondo, potente orgasmo.
Crollarono insieme sul tappeto, i corpi intrecciati e imperlati di sudore. Il silenzio della stanza era rotto solo dal battito dei loro cuori.
Sofia si voltò verso di lui, con un sorriso stanco ma radioso. “La prossima volta,” sussurrò, tracciando piccoli cerchi sul suo petto, “parliamo davvero di architettura.”
Davide rise, stringendola a sé. “Promesso.”
